Operazione Teopard 3 - Finanzieri contrabbandieri.
Un famoso e arcaico proverbio negli ambienti della Guardia di Finanza recita: «Per essere un buon finanziere devi aver fatto il contrabbandiere».

Basta solamente cliccare TEOPARD 1 o TEOPARD 2 e scendere con lo scroll per realizzare una mole di miladristi zozzoneri e pantere rubentine in servizio in Trentino sulla cronaca per detenzione e spaccio, corruzione, armi non dichiarate, pedofilia, stupro furti, rapine e altri illeciti.
Rapina con pettorine della G.d.F. clonate (16/05/2012)
l'Adige 17-05-2012

26 aprile 2014 - Confessioni di un finanziere "Incasso tangenti per lo Stato". Fonte: Libero di Vittorio Feltri
Confessioni di un finanziere - Libero


Indietro non si torna - A fine anno i
generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano
con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a
quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto
centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il
comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la
carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a
evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando
hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di
un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella
verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può
più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce
acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un
ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano
le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che
sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la
Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è
come tirarlo fuori.
Per riuscirci c’è un nuovo strumento infernale, la
cosiddetta “mediana”, che va di gran moda tra gli ufficiali. La si
pronuncia con rispetto e deferenza, anche perché da essa dipende la
carriera di chi la evoca. Si tratta di uno studio fatto a tavolino, che
stabilisce il valore medio della verifica necessario a raggiungere gli
obiettivi, il tetto al di sotto del quale non si può andare. Se capiamo
che in un’azienda il verbale sarà di entità inferiore alla mediana,
derubrichiamo la verifica a controllo in modo che non entri nelle
statistiche ufficiali.
Alla Guardia di Finanza abbiamo uffici informatici che
elaborano dati in continuazione. Ma si tratta di numeri “drogati”, come
lo sono quelli dei sequestri. Nei magazzini dei cinesi ho visto colleghi
registrare alla voce “giocattoli” ogni singolo pallino delle pistole
per bambini. Spesso questi servizi si fanno in occasione delle feste
natalizie, così passa l’informazione che sul territorio c’è sicurezza.
Con questi numeri i generali si riempiono la bocca il 21 giugno, giorno della festa del Corpo. Lo speaker spara cifre in presenza di tutte le autorità, dei presidenti dei tribunali, dei politici, ecc. ecc. Quel giorno è un tripudio di dati pronunciato con voce stentorea: recuperata tot Iva, scovati tot milioni di redditi non dichiarati, arrestati x emittenti fatture false. Una festa!
Con questi numeri i generali si riempiono la bocca il 21 giugno, giorno della festa del Corpo. Lo speaker spara cifre in presenza di tutte le autorità, dei presidenti dei tribunali, dei politici, ecc. ecc. Quel giorno è un tripudio di dati pronunciato con voce stentorea: recuperata tot Iva, scovati tot milioni di redditi non dichiarati, arrestati x emittenti fatture false. Una festa!
Normativa astrusa - La normativa tributaria
italiana è talmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del
risultato a ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo
visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso
contradditoria e conflittuale. Nel nostro Paese è quasi impossibile
essere in regola e per chi lo sembra ci prendiamo più tempo per
spulciare ogni carta. Infatti se una norma può apparire favorevole
all'imprenditore, c’è sicuramente un’altra interpretabile in maniera
opposta. E in questo ci aiuta l’oceanica produzione di sentenze, frutto
di un eccessivo contenzioso. Un contratto, un’operazione possono essere
interpretati in mille modi e alla fine trovi sempre una sentenza della
Cassazione che ti permette di poter fondare un rilievo su basi
giuridiche certe. Questo è il Paese delle sentenze.
Analizzando un bilancio, un’imperfezione si trova sempre.
Magari per colpa dello stesso controllore che prima dice
all’imprenditore di comportarsi in un modo e poi in un altro,
inducendolo in errore. Per esempio, su nostro suggerimento, un’azienda
non contabilizza più certe spese come pubblicità (deducibili), ma come
spese di rappresentanza (deducibili solo in parte). Quindi arriva
l’Agenzia delle Entrate e spiega che quelle non sono né l'una né
l’altra. A volte succede che qualcuno abbia già subito un controllo,
abbia aderito a un condono e, zac, arriviamo noi e contestiamo lo stesso
aspetto, ma in modo diverso. Dopo i primi anni nel Corpo non ho più
sentito di controlli chiusi con un nulla di fatto e in cui si torna a
casa senza aver contestato qualcosa. Alla fine chi lavora impazzisce.
Chi sbaglia non paga - Come è possibile
tutto questo? Semplice: perché chi sbaglia non paga, ma anche perché chi
sbaglia non saprà mai di averlo fatto. Il motivo è semplice: noi non
comunichiamo con l’Agenzia delle Entrate e non sappiamo mai che fine
facciano i nostri verbali. Per questo se ho commesso un errore non lo
verrò mai a sapere: il nostro è solo un verbale di constatazione, a
renderlo esecutivo è l’Agenzia delle Entrate che lo trasforma in verbale
di accertamento. Però raramente i nostri colleghi civili bocciano il
nostro lavoro, anzi questo non succede nel 99,9 per cento delle
situazioni. Si fidano di noi e, anche se sono molto più preparati, nella
maggior parte dei casi prendono il nostro verbale e lo notificano, tale
e quale, al contribuente. Quello che sappiamo per certo è che i nostri
verbali, giusti o sbagliati che siano, diventano numeri e quindi non ci
interessa che vengano annullati, tanto non ne verremo mai a conoscenza
né saremo chiamati a risponderne. Per noi resta un grosso risultato. E
visto che nessuno paga per i propri errori, il povero imprenditore
continuerà a trovarsi ignaro in un castello kafkiano fatto di norme e
risultati da ottenere.
Imprese sacrificali - Gli imprenditori con
noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè, sopportano di averci
tra i piedi per settimane, ma si capisce che vorrebbero dirci:
scusateci, ma avremmo pure da lavorare. A noi però questo non interessa:
dobbiamo contestargli un verbale a qualsiasi costo e quando bussiamo
alla loro porta sappiamo che non hanno praticamente speranza di
salvezza. Per contrastare e contestare questa trappola infernale
l’imprenditore è costretto a pagare consulenti costosissimi, ma noi
rimaniamo sempre sulle nostre posizioni. A volte capita che per provare a
difendersi il presunto evasore chiami in soccorso come consulenti ex
finanzieri, ma spesso questo non gli evita la sanzione. Anzi.
Negli ultimi anni ho notato una certa arrendevolezza da
parte degli imprenditori: dopo un po’ si stancano. Capiscono, e ce lo
dicono, che tanto dovranno fare ricorso perché noi non cambieremo idea.
Per tutti questi motivi molti di loro costituiscono a inizio anno un
fondo in previsione della visita della Finanza. Sono coscienti che
qualcosa dovranno comunque pagare.
Chi fa veramente le grandi porcate, chi apre e chiude
partite Iva, emette false fatture o costituisce società di comodo magari
alle Cayman è molto più veloce di noi e per questo non lo incastriamo,
mentre azzanniamo quelli che operano sul territorio e che sono
regolarmente censiti nelle banche dati. Alla fine lo Stato colpisce
sempre i soliti noti. Non è una nostra volontà, ma dipende dal fatto che
non abbiamo risorse per fare la vera lotta all’evasione e in ogni caso
dobbiamo fornire dei numeri al ministero per poter legittimare la nostra
esistenza come istituzione. Anche in Europa.
Tangente di Stato - L’imprenditore, se
accetta la proposta di adesione al verbale entro 60 giorni, paga solo un
terzo di quanto gli viene contestato e spesso salda anche se non lo
ritiene giusto, per togliersi il dente ed evitare ricorsi costosi (a
volte più dei verbali) e sine die. In pratica accetta di pagare una
tangente allo Stato. Agli imprenditori i ricorsi costano molto e se la
commissione provinciale, il primo grado della giustizia tributaria, dà
ragione allo Stato, l’imprenditore prima di ricorrere alla commissione
regionale, il secondo grado, deve pagare metà del dovuto. Per questo chi
lavora spesso preferisce chiudere la partita all’inizio, pagando un
terzo.
Giustizia da farsa - Il contradditorio tra
Guardia di Finanza e imprenditori durante le verifiche è una farsa,
perché ognuno rimane sulla propria posizione, ma va fatto per legge. Nel
contradditorio gli imprenditori non hanno scampo: quel numero,
quell’ipotesi di evasione, ormai è stato venduto e non può più essere
ridimensionato. È entrato nel sistema e nelle nostre statistiche. A noi
non interessa se magari dopo anni quel verbale verrà annullato e non
avrà prodotto alcun introito per lo Stato.
Le cose non vanno meglio con la giustizia tributaria,
gestita da commissioni composte da avvocati, commercialisti, ufficiali
della Finanza in pensione che fanno i giudici tributari gratuitamente
giusto per fare qualcosa o per sentirsi importanti. È incredibile, ma in
Italia il sistema economico-finanziario viene affidato a un servizio di
“volontariato”.
La verità è che un tale esercito di volontari senza
gratificazioni economiche non se la sente di cassare completamente il
lavoro di finanzieri e Agenzia delle Entrate e l’imprenditore qualcosa
deve sempre pagare. Difficilmente questi giudici per hobby danno torto
allo Stato.
L’assurdità è che vengono pagati 30-40 euro per motivare sentenze complesse che hanno come oggetto verbali da milioni di euro, scritti da marescialli aizzati dal sistema.
L’assurdità è che vengono pagati 30-40 euro per motivare sentenze complesse che hanno come oggetto verbali da milioni di euro, scritti da marescialli aizzati dal sistema.
Formazione assente - Il nostro vero
problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di
riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi
risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far montare un
rilievo che non sta né in cielo né in terra. Sulla nostra formazione non
ho niente da dire, perché non esiste. Eppure dobbiamo confrontarci con
specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran
parte di noi non sa una parola in inglese. Non ci forniscono nemmeno i
codici tributari aggiornati, mentre spendono milioni per farci
esercitare ai poligoni, visto che siamo inspiegabilmente ancora una
polizia militare, come solo in Equador e Portogallo. Un commercialista
lavora 12 ore al giorno e si forma continuamente. Dall’altra parte della
barricata c’è gente come noi che non vede l’ora di scappare via
dall’ufficio, dove spesso non ha neppure a disposizione una scrivania o
la deve condividere con altri colleghi. In questo modo il lavoro diventa
l’ultimo dei pensieri. I più bravi vanno in pensione appena possono,
per riciclarsi come professionisti al soldo delle aziende. Ci vuole una
fortissima motivazione per studiare una materia terribile come il
diritto tributario. Avvocati e commercialisti trovano gli stimoli nelle
parcelle, da noi un maresciallo con vent’anni di servizio guadagna 1.700
euro. Gli incentivi li dobbiamo trovare dentro di noi, magari pensando
di sfruttare il sistema per trovare un altro lavoro. È illogico che un
mestiere così delicato, dove si contestano milioni di euro d’evasione,
sia affidato a gente sottopagata e impreparata. L’unico modo di tenersi
aggiornati è quello di studiare a proprie spese, pagandosi master e
corsi. Purtroppo la formazione è costosissima e spesso ci rinunciamo. È
chiaro che un sistema del genere presti il fianco al rischio della
corruzione.
In più bisogna considerare che per noi le verifiche sono
particolarmente rischiose. In base alla mia esperienza non le facciamo
con la giusta professionalità, possiamo commettere errori in buona fede,
essere invischiati in fatti che neanche capiamo. Per esempio alcuni di
noi sono stati accusati di aver ammorbidito un verbale per un
tornaconto, in realtà lo avevano fatto per ignoranza e per questo ora
quasi nessuno vuole più fare questo tipo di lavoro.
Risorse all'osso - I nostri capi hanno
budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve
portare a casa i risultati con i soldi e le pattuglie che ha. Risultati
almeno uguali a quelli dell’anno precedente. A causa di questa mancanza
di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di
carta, spillatrici. E secondo me gli imprenditori se ne accorgono, ma
non dicono nulla per compassione.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che ovviamente non succede a noi.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che ovviamente non succede a noi.
Nel nostro lavoro, la mattina, ammesso che trovi una
macchina libera, devi prima fare car-sharing e accompagnare diversi
colleghi ai reparti, quindi ti restano due o tre ore per fare visita a
un’azienda. Quando rientriamo da una verifica il nostro principale
problema è segnare sul registro quanti chilometri abbiamo fatto e quanta
benzina abbiamo consumato. Arriveremo al paradosso di fare le verifiche
in ufficio a contribuenti trovati su Google.
Lontani dalla realtà - I nostri vertici
sono lontani dalla realtà, sono convinti che noi facciamo “lotta
all'evasione”. C’è una distanza siderale tra chi sta in trincea, come
me, e chi vive nei salotti. Un maresciallo può parlare solo con il
tenente e non con i gradi superiori. Il nostro messaggio viene filtrato e
arriva al vertice completamente distorto. Nel nostro sistema militare
non conta quello che pensi del tuo lavoro, ma il grado che hai sulle
spalle. L’ufficiale non va a riferire al superiore se l’ispettore gli ha
detto che un controllo potrebbe non portare a niente. Al contrario
insinua nei vertici la speranza che un risultato arriverà. E così chi va
in giro per aziende deve ingegnarsi per trovare il cavillo che porti al
risultato, solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla.
L’animo umano si accontenta di poco. In questa catena di comando in cui
tutti devono fare carriera non sono ammessi dubbi od obiezioni,
l’informazione reale resta a valle, al generale arriva quella virtuale,
il famoso “numero”. In nome del quale vengono immolati molti evasori
virtuali.
I pm hanno accolto anche la richiesta per l’ex ad di Palladio
Finanziaria, Roberto Meneguzzo. Entrambi erano accusati di concorso in
corruzione
Quattro anni di carcere e una confisca di 500 mila euro per l’ex
generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante (nella foto) e 2 anni e mezzo di
reclusione per l’ex ad di Palladio Finanziaria Roberto Meneguzzo. È
questa la sentenza con cui il gup di Milano Chiara Valori ha accolto la
richiesta di patteggiamento avanzata dall’ex numero due delle Fiamme
Gialle e dall’ex amministratore delegato della holding di investimento
vicentina, imputati nella tranche dell’inchiesta sulla vicenda del Mose
trasmessa da Venezia a Milano prima dell’estate e affidata i pm Luigi
Orsi e Roberto Pellicano.
Spaziante e Meneguzzo, che con il patteggiamento escono dal
procedimento, sono accusati di due episodi di corruzione assieme a Marco
Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti che ha scelto invece
di affrontare il dibattimento.Nel primo episodio, secondo l’accusa,
Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova (Cnv), tra
l’aprile e il giugno 2010, avrebbe consegnato «personalmente» 500 mila
euro - denaro raccolto tra i principali componenti del Cnv - a Milanese
che all’epoca era parlamentare del Pdl e componente della V commissione
Bilancio, Tesoro e Programmazione e della VI commissione Finanze. E
questo, è l’ipotesi, in cambio del suo intervento «determinante» sul
Cipe per introdurre «una norma ad hoc per salvare il finanziamento di
400 milioni» per il Mose. Finanziamento che altrimenti non sarebbe
arrivato in quanto l’iniziale decisione era distribuire in modo diverso i
fondi dando la preminenza al Sud Italia.
Il secondo episodio ha al centro un’altra presunta tangente da 500
mila euro, contro una promessa di 2,5 milioni, che sarebbe stata versata
sempre da Mazzacurati e sempre tramite Meneguzzo, per corrompere l’ex
generale della Gdf in merito a verifiche fiscali (quando venne arrestato
gli furono trovati 200 mila euro in contanti). In base alla
ricostruzione degli inquirenti le dazioni di denaro sarebbero avvenute,
per il tramite Meneguzzo e nella sede di Milano della Palladio
Finanziaria.
Per questo il giudice ha disposto la confisca di mezzo milione di
euro, il prezzo della corruzione contestata, solo a Spaziante, senza
invece requisire alcuna somma a Meneguzzo in quanto avrebbe avuto un
ruolo di mediatore senza, quindi, intascare denaro. Milanese, il terzo
coimputato, invece, è in attesa della decisione sull’istanza di revoca
della custodia cautelare in carcere - come Spaziante si trova in cella a
Santa Maria Capua Vetere dalla scorsa estate - presentata ieri dalla
sua difesa durante la prima udienza del processo. Processo che per un
vizio di notifica è stato rinviato al prossimo 8 gennaio. In questo modo
si sono riaperti anche i termini per un eventuale patteggiamento,
opzione però non contemplata dall’ex parlamentare del Pdl che,
ritenendosi innocente, preferisce affrontare il processo ordinario (in
immediato) in un’aula di giustizia.
PROMOVEATUR UT AMOVEATUR
Letteralmente fin dai bei tempi dell'Istituto Magistrale Fabio Filzi di Rovereto la locuzione significa Promosso per essere Rimosso.

Generale Umberto Rapetto nella foto. Generale di brigata (riserva) della Guardia di Finanza. Comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche. Il 29 maggio 2012, in seguito alla rimozione dal suo incarico su alcune truffe ai danni dello Stato italiano, egli ha rassegnato le dimissioni dalla Guardia di Finanza. La sua rimozione è oggetto di nove interrogazioni parlamentari. Le sue dimissioni sono state viste dal popolo italiano come uno scandalo. Rapetto aveva scoperto 98 miliardi di €uro evasi al fisco a causa delle slot-machine (videopoker) ed è stato letteralmente rimosso da ogni incarico perché nell'ammanco erano collusi dei politici. Nel 2001 egli scrisse un libro rivelando alcuni segreti sulle armi psicotroniche e su esprimenti segreti di mind kontrol (controllo mentale a distanza) e alcune sue dichiarazioni nel libro, combaciano con la recente intervista di un altro Generale russo. Si tratta del Generale russo Boris Ratnikov, di cui ho tradotto una piccola parte da cirillico in italiano e si trova qui. (Essa è da terminare).
Umberto Rapetto (Autore) & Roberto Di Nunzio (Autore) del libro: 'Le nuove guerre'.
-AUTORE: UMBERTO RAPETTO \ ROBERTO DI NUNZIO
-TITOLO LIBRO : LE NUOVE GUERRE
-DALLA CYBERWAR AI BLACK BLOC, DAL SABOTAGGIO MEDIATICO A BIN LADEN
-DATA DI PUBBLICAZIONE: 2001 - PRIMA EDIZIONE
-CASA EDITRICE: BUR RIZZOLI RCS
-COLLANA: SB SAGGI
-DESCRIZIONE:FORMATO IN OTTAVO, COPERTINA MORBIDA, RILEGATURA AMERICANA, PAGINE: 490
Umberto Rapetto scrive: Come Laboratorio venne scelta la base di Novosibirsk con i suoi 71.582 ospiti in divisa.Nel rispetto delle più favorevoli previsioni, risultò che il generatore poteva effettivamente essere utilizzato in un insediamento urbano di 100 chilometri quadrati, sapendo di poter contare sulla possibilità di portare gli abitanti in una condizione di sonno profondo". Il MUOS in Sicilia è piuttosto pericoloso. Trattasi di operazioni clandestine di controllo mentale a distanza.
CAPITOLO 10 DEL LIBRO DI UMBERTO RAPETTO IN CUI SI TROVA LA DICITURA SOVRASTANTE SULLA BASE DI NOVOSIBIRIK: IL CERVELLO NEL MIRINO
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Perchè moltissimi ricopiano le notizie? Perchè più volte è accaduto che gli articoli venissero reindirizzati oppure soppressi per i più svariati motivi e trovandoli interessantissimi, i più creano una copia di sicurezza su di un loro spazio web. Quante volte è accaduto nel corso degli anni che riempiendo il browser di links, successivamente ne trovo una marea che sono scomparsi, o reindirizzati, oppure il sito web è stato chiuso oppure mi compare errore 404 e ho perso una marea di fonti del sapere? Cosa bisogna fare se ti ricopi una notizia? Aggiungere sempre l'URL visibile, l'autore (se si è identificato) e citare la legge n. 62/2001, oltre a ciò elargire una email box, o comunque possibilità di mediazione, qualora chi volesse rivendicarne la paternità, volesse comunicare direttamente con chi ha effettuato questa sorta di "backup online" della notizia o immagine in modo da avere una mediazione diretta.
Quante leggi ci sono in Italia? - Forum di Panorama.it
Ecco i risultati nel 2012:
1) Gran Bretagna: 3.000
2) Germania: 5.500
3) Francia: 7.000
4) Italia: 150.000 / 200.000
Grazie a Panorama, abbiamo accertato che in Italia, sono abituati a creare una legge per ogni peto e poi ad incasinarsi uno con l'altro e le mafie ridono. Mai sentito parlare di "legge del buon senso"?
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